Un adattatore d'impedenza per antenne filari.

Anche su questo argomento, sui vari siti dedicati e non, se ne è discusso in tutte le salse.

Fino a pochi anni fa, i nuclei toroidali spesso rimanevano invenduti, oppure svenduti "a peso" sulle varie bancarelle delle fiere. Successivamente questo componente passivo non solo si è rivelato indispensabile all'uso del radioamatore autocostruttore, ma  ha ottenuto una fascia di mercato abbastanza ampia. Spesso chi abita in piccoli centri, trova non poche difficoltà a reperire direttamente i nuclei toroidali, a meno che non ricorra ad internet, pagandoli spesso anche molto di più del dovuto. 

Quello che propongo in questa pagina è l'ennesimo "adattatore di impedenza" per antenne filari.

Come si sa, l'impedenza dell'antenna varia con il variare della frequenza, ed a meno che non si effettuino antenne risonanti sulla precisa frequenza su cui si vuole lavorare, il problema non è di facile soluzione. 

Immaginate ad esempio di ascoltare un segnalino sulla frequenza di 100 Khz  captato da un filo lungo una ventina di metri, si presenterà al capo del filo un'impedenza di diverse migliaia di ohm . Collegando direttamente questo filo ad un cavo di discesa, che sia normale cavo a 75 ohm o a 52 ohm, troveremo all'altra estremità del cavo un segnale attenuato moltissime volte, poiché "chiudendo" le migliaia di ohm su 75 o 52 del cavo, è come se attenuassimo il segnale di qualche centinaio di volte.

Mi perdonino a questo punto gli esperti in materia, ma secondo me i concetti bisogna ridurli alla semplice comprensione di chi legge e non complicandoli con le formule.

All'occorrenza quindi, sfruttando le capacità magnetiche dei nuclei toroidali, ma anche delle ferriti, si è riusciti in buona parte ad arginare il problema.

Premesso ciò veniamo a noi.

SCHEMA
SCHEMA

Per venire incontro a tutti coloro che hanno difficoltà a reperire i nuclei toroidali, ho scelto e realizzato, anche per il mio uso abituale, il circuito indicato nel riquadro di sinistra.

Si tratta come al solito di uno schemino reperito in rete, che fa uso di una semplicissima bacchetta di ferrite recuperata una vecchia radiolina a transistor e poche decine di centimetri di filo elettrico. L'autore addirittura ha utilizzato il cavetto a tre fili come quello che viene usato per alimentare i normali elettrodomestici. Io personalmente, per "sciccheria", ho usato 3 coppie di cavetto recuperato da uno spezzone di cavo LAN che dovevo buttare via. 

Il tutto è composto da circa dodici spire per ciascun conduttore, avvolte parallelamente in maniera trifilare, sulla bacchetta di ferrite, e fissate alle estremità di questa con del nastro isolante (possono essere usate in alternativa tranquillamente le fascette di plastica). Lo schema dei collegamenti è quello indicato nello schemino in alto.

Il tutto poi dovrà essere ovviamente collocato in un contenitore stagno o, perché no, un una bottiglietta di plastica (tipo quella per le acque minerali) e dato in pasto alle intemperie.

Io invece ho utilizzato il nastro isolante autovulcanizzante (vedi foto) ma sicuramente al più presto ricorrerò alla "bottiglietta".

Seguono le foto della mia realizzazione:

L'adattatore siffatto, con un filo lungo una ventina di metri e steso con più pieghe sul mio terrazzo, mi consente di effettuare ascolti senza grosse difficoltà, in un range di frequenza che parte dalle onde lunghe (150 Khz circa) ad oltre i 30 Mhz.

Il tutto con una spesa che non supera il costo di qualche caffé!

 

Francesco